Ragni di Lecco: eletto il consiglio direttivo che affiancherà Della Bordella

Matteo Della Bordella sarà il presidente dei Ragni di Lecco per i prossimi anni. Accanto al 33enne alpinista varesino, però, ci saranno altre sei persone, che con lui comporranno il consiglio direttivo nerl corso dei prossimi tre anni. Tanti giovani, quegli stessi giovani che in questi anni stanno spingendo sull’acceleratore di un’attività alpinistica ad altissimo livello.

Ed è lo stesso gruppo alpinistico a tracciare il profilo dei nuovi eletti.

Luca Schiera, aka Luchino, classe 1990, è stato compagno di Matteo in molte spedizioni, dalla Patagonia alle Torri di Uli Biaho passando per il Bhagirathi IV. Già queste spedizioni sarebbero da sole sufficienti a confermare il suo profilo di alpinista di classe superiore, ma Luca, in questi anni, si è confermato un vero globetrotter della verticale: ha scalato in Marocco, Oman, Kirgizistan, Pakistan, Cina, e in tanti altri luoghi, sempre sull’onda di un alpinismo di ricerca e sempre su itinerari di alta difficoltà.
Ovviamente si è dato da fare anche sulle montagne di casa: molte delle più recenti realizzazioni sulle big wall del Masino portano la sua firma, spesso associata a quella di Simone Pedeferri e spesso con gradi massimi che superano l’8 e obbligati nella fascia superiore del grado 7…

Matteo De Zaiacomo è il Giga. Se vi state chiedendo il perché del soprannome vuol dire che non lo avete mai visto dal vero: ha la forma del dio Thor. L’indole, però, è quella di un Buddha in meditazione sotto l’albero Bodhi. Se state pensando che le due cose non possano stare assieme vuol dire che non lo avete mai visto scalare!
Anche lui ha nelle dita il grado 8 (c!) ma per fargli capire che l’alpinismo è un’altra cosa, nel 2015, a soli 22 anni, fresco di nomina nei Ragni e digiuno di esperienza extraeuropea, il nostro neo-presidente e Luchino pensarono bene di imbarcarlo nell’avventura (non proprio a lieto fine) del Bhagirathi IV. Dopo una tritata così tantissimi altri sarebbero tornati a tirar tacche in falesia. Il Giga ha detto “Ommmm…” e, pochi mesi dopo, era a cercar rogne in Terra di Baffin, dopo essere passato per il Kirgizistan. La sua performance musicale per violino e portaledge è ormai storia, come storia sono le vie aperte sull’isola da lui Matteo e Luca, assieme ai fuoriclasse Sean Villanueva e Nico Favresse.
A proposito, da buon aspirante asceta si è dedicato anche al digiuno: in Kirgistan, infatti, accettò che fosse Luchino (vegetariano stretto) a preparare le derrate alimentari per la spedizione… sembra che lo abbiano sentito urlare “Fameeeee!” fino in Kazakistan….

Dimitri Anghileri (classe 1988) è arrivato alla chetichella fra i Ragni. Non è uno che già si sapeva che fosse forte. Praticamente ha cominciato a scalare con il nostro corso di alpinismo. Era portato, questo sì, ma non più di tanti altri. Più che altro tenace: uno col sacro fuoco, uno che qualsiasi cosa fai è li che ti studia. Con quegli occhi lì più che i segreti del mestiere sembra volerti rubare l’anima. Ecco, soprannome trovato: ancor prima di vestire il maglione rosso, Dimitri era già diventato Satana!
Fabio Palma ha provato a testarlo in Ratikon, praticamente il giorno dopo la chiusura del corso roccia: “Avanti da primo, se ce la fa bene, sennò lasciamo perdere!”. Satana ragliò, strizzò e passò… Girando per pareti e falesie con Matteo Piccardi (al secolo Il Pota) Satana è misteriosamente passato in poco tempo dal 6a all’8a… Dopo la nuova via a in Grecia con Simone Pedeferri ha cominciato ad aprire tirando dei run-out da brivido… Qualcuno addirittura giura che, al rientro dalla spedizione col Giga in Madagascar, Satana fosse più alto di 10 centimetri e avesse le spalle più larghe di 15…

Simone Pedeferri, per i Ragni che ne hanno più di 40, è il Simo. Per gli altri è Il Vecchio, nonostante i suoi 45 anni non siano poi un’età da matusalemme.
In un gruppo che trova il suo senso nella tradizione (oltre che nella ricerca di nuove sfide) Vecchio è un titolo onorifico fra i più alti.
Vecchio è ancora qualcuno che ha qualcosa da insegnare, che ne sa sempre una più di te.
Non è una questione di dialettica, ma di prassi: le vie aperte dal Simo sono un’ispirazione e una sfida ancora aperta per le nuove generazioni.
Insomma, Il Vecchio è ancora avanti, almeno di un paio di capitoli!

Luca Passini (classe 1970) prima di vestire il maglione rosso era un falesista da 8c+. Dopo qualche annetto speso come consigliere del Gruppo e dirigente della squadra sportiva di gradi ne ha perso almeno uno (e gli è andata ancora bene!).
Quello che ha guadagnato sono stati dei gran grattacapi e qualche capello bianco, ma anche la soddisfazione di guidare un team capace di dare a tanti giovami atleti tutto il supporto necessario per consentirgli di esprimere a pieno il proprio talento (stiamo parlando di gente come Stefano Carnati e Simone Tentori), o semplicemente di dedicarsi con la massima serenità alla propria passione. Come consigliere poi Luca è semplicemente un esempio di dedizione al Gruppo. È lui la persona su cui puoi contare. Sempre.
Così il past president Fabio Palma ha voluto rendergli omaggio nel suo discorso di fine mandato: “Luca è stato mio Vice per sei anni. Io così Terrone per spinta propulsiva ed emotività, lui così Settentrionale per “un passo alla volta”, così che alla fine lui si è molto terronizzato (anche nei progetti: non toccategli la Pietra del Sud!) e io finivo sempre per sentire la sua opinione prima di lanciarmi in qualsiasi iniziativa”.

Carlo Aldè è il più anziano del nuovo consiglio. Lo è per età anagrafica (classe 1964) e anche per esperienza visto che da tanti anni è parte della dirigenza del Gruppo.
Questa volta spetterà a lui il compito di fare da trait d’union fra le vecchie e le nuove generazioni.
Anche se non è più sulla cresta dell’onda dal punto di vista dell’attività alpinistica, il Carletto è uno che l’alpinismo ai massimi livelli lo ha masticato per benino: basti pensare che era lui uno dei due poco più che maggiorenni che nel 1984 sbucarono in prima assoluta in cima alla parete ovest del Murallon, dopo un assedio epico e prima di una discesa altrettanto estrema. Insomma, è uno che la storia dei ragni l’ha studiata e l’ha fatta e che si tiene ancora molto ben aggiornato e su quello che succede sulla scena internazionale.

«Non c’è una strategia premeditata dietro la scelta di questi consiglieri – spiegano i Ragni -. Di nomi in lizza ce n’erano molti altri e lo scarto fra eletti e non eletti spesso è stata questione di una manciata di voti. Forse, semplicemente, i 68 Ragni di età compresa fra i 20 e gli 80 anni che lo scorso mercoledì hanno partecipato all’assemblea elettiva, hanno preso le loro decisioni come le si prendono in montagna: un insieme inscindibile di testa e istinto. Ci sono sport dove non si può essere nello stesso tempo atleti ai massimi livelli e dirigenti. Per la prima cosa serve la freschezza dei vent’anni e per la seconda l’esperienza degli “anta”. In alpinismo (sempre che lo si possa efinire uno sport) le cose stanno diversamente e al vertice della parabola si arriva magari un po’ più in là negli anni, magari con un filo di “tenenza” in meno, ma con un sacco di esperienza, determinazione e maturità in più. Quindi ecco la nostra sfida: mettere la guida del Gruppo nelle mani dei nostri uomini di punta, perché siano loro, che ne sono protagonisti, a scegliere come e dove tracciare la strada del nuovo alpinismo.»

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