Alpinismo sloveno in lutto per la morte di Francek Knez

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Francek Knez, nel pieno di un temporale sul Fitz Roy nel 1983. Arch. F. Knez

Francek Knez, 62 anni,  uno dei grandi guru dell’alpinismo sloveno degli anni ’70 e ’80,  ha perso la vita in un  incidente in montagna, venerdì 6 ottobre. La Patagonia è stato il suo principale terreno di gioco, anche se ha aperto importanti vie nel suo paese, nelle Alpi e in Himalaya

La comunità alpinistica slovena è in lutto per la morte di Francek Knez. Il 62enne, era una leggenda tra le montagne del suo paese, ma aveva effettuato grandi salite e  aperture  anche nelle principali catene montuose del mondo. Con Silvo Karo e Janez Jeglic  formò un fortissimo gruppo di scalata soprannominato “I Tre Moschettieri”, che in Patagonia trovò il principale terreno di gioco.

Secondo le poche informazioni divulgate sulla sua morte, Francek Knez sarebbe stato vittima di un incidente durante un’arrampicata, a circa 60 km ad est di Lubiana, la capitale della Slovenia. L’alpinista sarebbe  precipitato da un’altezza di circa 25 metri.

La carriera alpinistica di Francek Knez

In 30 anni di attività alpinistica è stato in grado di realizzare più di 5.000 scalate e 729 prime ascensioni

Le più importanti prime ascensioni le ha  firmate in Patagonia. Dopo un primo viaggio in Sud America per salire lo Huascaran (6.768 m) nella Cordillera Blanca in Perù, nel 1983 ha avuto la sua prima esperienza in Patagonia. Nello stesso anno, ha aperto Diedro del diablo (900 m, 90, 6a, A2) sulla parete orientale del Fitz Roy, con Silvo Karo e Janez Jeglic. “I Tre Moschettieri” hanno poi ripetuto nel gennaio 1986 la parete est del Cerro Torre, dove hanno firmato Peklenska Direttissima (“dritto all’inferno”, 900 m, 95º, 7a +, A4, M6),  con Peter Podgornik, Pavle Kozjek e Matjaz Fistravec.

Francek Knez, Silvo Karo e Janez “Johan” Jeglic sul Fitz Roy nel 1983. Arch. Francek Knez

Nel dicembre dello stesso anno (1986), ancora una volta Francek Knez, Silvo Karo e Janez Jeglic salgono “Psycho Vertical” (900m, 6c, A3, 90) sulla parete sud della Torre Egger, una via ripetuta solo dopo 29 anni. Un paio di giorni dopo, I tre moschettieri scalano la parete nord di “El Mocho” con l’italiano Roberto Pe, aprendo “Grey Yellow Arrow” (450m, 7a, A0).

Oltre agli ottimi  risultati in Patagonia,  Francek Knez   ha lasciato un segno su altre catene montuose del mondo. In Himalaya ha partecipato a numerose spedizioni, come quella per l’apertura della cresta occidentale dell’Everest nel 1979. Ha scalato la parete sud del Lhotse e la Sud del Dhaulagiri (1980), ma senza raggiungere la cima,  in entrambi i casi.

Nel 1987, ha lasciato la sua impronta sulle Torri del Trango (Karkórum Pakistano), dove ha salito con Slavko Cankar e Bojan Srot la  via Slovena (900m, VI, 6c, A0). Knez ha aperto nuove vie nell’Himalaya indiano, come le due, in stile alpino, sulle pareti del Meru e del Bhagirathi II.

Anche le Alpi sono state uno scenario di importanti salite per Knez, che nel 1982 ha battuto il record di velocità di salita della parete nord dell’Eiger, effettuata in 6 ore. Ha completato la trilogia delle pareti Nord delle Alpi (Eiger, Cervino e Grandes Jorasses), ha aperto due vie su le Grandes Jorasses (1977 e 1980), scalando in solitaria la via  Bonatti al Petit Dru. Per non parlare del Triglav, dove ha firmato numerosi percorsi, anche durante gli anni ’90.

Nell’aprile del 1999, dopo una grave caduta su una falesia di casa, ha subito un’operazione alla colonna vertebrale. Nonostante questo, non ha mai smesso di arrampicare e nel 2005 ha aperto un ultima via dura (7a) nelle Alpi Slovene. Nel 2010 ha ricevuto l‘Ordine al Merito per l’alpinismo dal Presidente della Repubblica Slovenia.

Fonte

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