Alpinismo, senza corda sul Capitan. Honnold: “Scalo da solo per timidezza”

Alex Honnold ha gli occhi scuri e vispi. Li muove velocemente da un volto all’altro come se stesse cercando una fessura, un appiglio a cui aggrapparsi. Sono almeno cinquanta i giornalisti di tutta Europa saliti per lui al rifugio Rossalm per capire cosa lo spinga ad arrampicarsi senza una corda, una minima assicurazione, un attrezzo che gli eviterebbe di volare giù per centinaia di metri appena gli scivolasse un piede, appena un frammento di roccia dovesse tradirlo. Lui ascolta tutti, risponde a ogni domanda, si offre per decine di selfie fino a sfinirsi. La popolarità lo stanca più di una via di settimo grado, eppure non nega mai un sorriso. In centinaia, la sera, accorreranno al Forum dell’International Mountain Summit di Bressanone per ascoltarlo. Erano stati più di mille mercoledì sera in Brianza, a Barzanò, e almeno altrettanti la settimana scorsa in Polonia. L’ascensione in free solo di giugno su El Capitan (Yosemite Park, California) lo ha reso, suo malgrado, una stella internazionale. L’avanguardia del mondo alpinistico contemporaneo.

Quando Alex Honnold scalò il Sendero Luminoso in free solo

Alex Honnold sulla cima del Capitan. ApAlex Honnold sulla cima del Capitan. Ap
Alex Honnold sulla cima del Capitan. Ap
Alex Honnold sulla cima del Capitan. Ap
le mani — Alex Honnold ha mani enormi e forti. “Non credo siano più o meno adatte al free solo. Ognuno ha le sue. Mani piccole sono utili per entrare in una fessura e mani grandi come le mie ti permettono di aggrapparsi meglio alla roccia”. Venerdì Alex le ha appoggiate per la prima volta sulla dolomia, la roccia dei gruppi montuosi patrimonio dell’Unesco. “Credo che la roccia sia roccia, solo in Australia e Sudafrica ce ne sono tipi che, toccandoli, ti fanno dire “Wow”. Le Dolomiti mi attraggono per il panorama, per i paesaggi che ti offrono. Avrei voluto passarci un paio di settimane, il maltempo mi ha concesso solo pochi giorni ma tornerò”. In valigia metterà la carta topografica donata da Hans Peter, la guida che venerdì l’ha accompagnato sul Sella per un breve free solo con vista sulla Marmolada (“magari un giorno farò qualcosa sulla parete Sud”, concede Alex) e che ora, vedendolo attorniato dai microfoni, lo prende in giro. “Alex, se vuoi in zaino ho una pistola”.

Alex Honnold, omaggio da brividi a Dan Osman

LA TESTA — Alex Honnold ha nervi d’acciaio. I tendini gli solcano braccia e gambe, la mente è allenata a scacciare ogni pensiero e a mantenere la concentrazione. L’ascesa in free solo della Freerider su El Capitan è durata tre ore e 56′, ma il valore del dato è relativo. “Il bello del free solo è che nelle quattro, sei o dodici ore di scalata sei sempre dentro all’attimo che vivi. Il free solo non ha tempo, devi solo eseguire. So che sembra strano, ma non credo di aver fatto una cosa estremamente rischiosa. Ero molto preparato, per un anno e mezzo sono salito e mi sono calato dall’alto in sicurezza per studiare la via. E poi non ho dovuto memorizzare tutta la salita ma solo alcune sezioni. Per 400-500 metri dovevo solo progredire. Con le cuffiette ascoltavo musica rock, il numero delle canzoni mi dava una stima del tempo. Nei mesi precedenti, però, avevo dovuto studiare ogni dettaglio di un tratto di 8 metri di fessura. Sono 14 movimenti che conosco alla perfezione e che posso richiamare alla mente in qualsiasi momento. Lì la musica non l’ho ascoltata. Cosa faccio per allenare la concentrazione? Nessun esercizio particolare, solo pratica. È come per la paura. Anch’io la provo, anzi credo sia una buona compagna perché ti fa capire quando non sei preparato. Per gestirla però il solo metodo è la pratica”.
la timidezza — Alex Honnold ha imparato a stare in compagnia. Da ragazzino non gli riusciva tanto bene. Il suo amore per il free solo ha a che fare anche con questo. “Sì, ero un ragazzino molto timido, per me era più facile stare da solo piuttosto che chiedere alle persone se volevano arrampicare con me”. Il fatto è che fino a quando sali la Zion Moonlight Buttress, oppure la parete Nord Ovest dell’Halfdome, puoi anche tenere nascosti i tuoi piani e aspettarti che la notizia della tua impresa vada poco più in là della tribù dello Yosemite Park. Quando però ti metti in testa di sfidare El Capitan, la montagna simbolo dell’arrampicata con i suoi 900 e passa metri in verticale, portandoti dietro solo un paio di scarpette, una maglietta e i pantaloncini, allora qualcosa cambia. “Scalai la prima volta la Freerider nel 2007, in libera con un amico, e fu una pietra miliare per me. Iniziai a pensare di farla in free solo nel 2009. Ho maturato l’idea per gradi ma ci ho pensato seriamente solo negli ultimi due anni, quando mi hanno proposto di realizzare un film su questa impresa (uscirà la prossima estate, ndr). Mi sono sentito in grado di riuscirci soltanto negli ultimi mesi. Non era un segreto ma nemmeno una cosa pubblica. In teoria tutti avevano firmato un contratto ed erano obbligati a non dire nulla. In realtà almeno 30 persone sapevano cosa stavamo facendo. Credevo di non riuscire a mantenere il segreto su El Cap, un sacco di gente mi aveva visto andare su e giù per la parete prima dell’impresa. Invece nessuno ha parlato. Per questo ho davvero apprezzato la comunità dei climber”.

Messico, free climbing da brividi

il cuore — Alex Honnold ha creato una fondazione per migliorare le condizioni di vita di chi è meno fortunato di lui. Vuole portare energia a impatto zero a chi non la può avere. Crede che l’atteggiamento del governo statunitense verso il riscaldamento globale sia quello “del ricco bianco che può fare quello che vuole e non considera i problemi degli altri perché non vuol cambiare la sua vita”. Alex, in fondo, sembra più interessato al destino della collettività che a ciò che potrebbe succedergli in parete. “Nessun freesoloist è morto sfidando il limite, facendo qualcosa di davvero difficile. Chi è morto, è morto facendo cose facili che probabilmente stava affrontando in maniera rilassata. Quindi penso che finché affronti solo cose difficili non puoi morire. Certo, è una battuta, ma in parte è anche vero”. Cosa significa fare una pazzia, per Alex? “Non valutare abbastanza i rischi, e vale sia quando si pratica il free solo sia quando non si considera la pericolosità di una valanga o ci si arrampica sui seracchi. Ma anche quando si fa un sorpasso senza visibilità. Quando si tenta la sorte a casaccio, insomma. Queste per me sono le pazzie”.

Dal nostro inviato 

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