Alpinismo, Moro e Lunger in Siberia: “Scaleremo nel posto più freddo della Terra”

Vada come vada, quella nella quale stanno per avventurarsi Simone Moro e Tamara Lunger sarà comunque una spedizione nel segno della vittoria. Infatti la meta ultima – ma mai come in questa occasione il viaggio conta anche di più – è la montagna chiamata Pik Pobeda (3003 m), al cosiddetto “Polo del freddo”, cioè l’area dove sono state registrate le temperature più basse di sempre. E, come se non bastasse, quando ha deciso di comprare i biglietti per volare a Mosca il bergamasco ha scoperto che poteva partire da casa. “Con tutte le spedizioni che ho fatto, questa sarà la prima volta che partirò dall’aeroporto di Orio al Serio. Ci sono voli per Mosca con una compagnia low cost russa. La cosa divertente è che si chiama proprio Pobeda”, conferma Moro. “E in russo Pobeda significa vittoria…”. Appunto.
Simone Moro e Tamara Lunger

Simone Moro e Tamara Lunger

AL CIRCOLO POLARE ARTICO — Solo che il Pik Pobeda, o Gora Pobeda, non lo conosce praticamente nessuno, al contrario del quasi omonimo Peak Pobeda (in realtà oggi Žeņiš Čokusu, dopo l’indipendenza del Kirghizistan). “Quella è la vetta più alta del Tien Shan e quindi ai confini con la Cina della ex Urss: 7439 m”, spiega Moro. “Invece noi andremo in piena Siberia, al Circolo Polare Artico, nella catena dei Monti Čerskij”. Altro nome sconosciuto ai più. “Ma è una catena enorme: più lunga delle Alpi!”.
Uno dei mezzi di trasporto che useranno Moro e Lunger

Uno dei mezzi di trasporto che useranno Moro e Lunger

il regno del reddo — Tuttavia, che ci va a fare su un 3000 il “re delle invernali” degli 8000? Come gli è venuta una simile idea? “Tutto è nato da un post che ho letto un anno fa, in inverno, e che riprendeva un articolo del sito del Corriere della Sera: vi si parlava dei luoghi più freddi della Terra. Si citava il record del villaggio siberiano di Ojmjakon, dove si toccano e superano i meno 70 gradi! Ho commentato il post. Mi ha risposto Roberto Valoti Alibardi ldicendomi che suo figlio Filippo è stato varie volte in quei luoghi per dei servizi fotogiornalistici. Ho cercato se c’erano montagne vicine e ho scoperto l’esistenza di questa grande catena. La montagna più alta era il Pik Pobeda. Che bello: la prima salita invernale sulla montagna più alta della regione più fredda. Nasceva un sogno nuovo, un modo di rilanciare lo spirito di esplorazione. Facendolo nella stagione più folle e non soltanto per effettuare una scalata, ma soprattutto per conoscere genti diverse, capaci di vivere in quel freddo estremo. E poi si tratta delle terre dei gulag sovietici. Lì c’erano le miniere e i prigionieri dei gulag preferivano andare a lavorarci, perché anche la sotto si rischiava di morire ma c’erano 4 gradi contro i meno 70 fuori…”
Il Pik Pobeda

Il Pik Pobeda

VIAGGIO AVVENTUROSO — Una spedizione, però, che comporta una quantità infinita di problemi. “Già il viaggio per arrivare è un’impresa. Prima il volo a Mosca, poi quello a Yakutsk, il capoluogo della regione Sacha-Yakuzia. L’ultima città, quasi 300.000 abitanti. Poi un altro volo fino a Ust’-Nera, una cittadina. Ci sono solo due voli alla settimana, se il meteo lo consente. Da lì avremo da affrontare 350 km fino a Sasyr, su delle camionette Uaz 4×4. Non su strade: si viaggia sui fiumi ghiacciati. Ci si può andare solo ora, d’inverno, perché quando inizia il disgelo i fiumi ovviamente non più piste mentre tutto il terreno diventa paludoso. Così quei luoghi restano isolati e si possono raggiungere solo in elicottero. Poi avremo un ultimo giorno di viaggio in motoslitte per arrivare fino al villaggio di nomadi allevatori di renne che è la nostra meta. Con le loro slitte trainate dalle renne faremo un ultimo tratto fino a dove è possibile avanzare. Ci resteranno circa altri 8 km di sci alpinismo fino alla base della parete. Che non è uno scherzo: sono quasi 2000 metri di dislivello. Una roba come le Grandes Jorasses sul Bianco. Meno difficili tecnicamente, ma da salire a meno 70 °C con le moffole alle mani… In più, anche se avremo davvero i migliori materiali, a quelle temperature non è possibile nemmeno resistere in sacco a pelo nella tendina. Per questo dovremo scavare una truna e metterci dentro la tenda. Poi fare avanti e indietro con il campo dei nomadi fino a che Karl Gabl, il nostro meteorologo, ci darà il via libera per tentare una salita il più veloce possibile”.
La catena dei Monti ČCerskij, nel Circolo Polare Artico

La catena dei Monti ČCerskij, nel Circolo Polare Artico

giornate cortissime — Già, perché la velocità sarà un obbligo. Conferma Moro: “Non c’è solo il problema del freddo estremo, con 70 gradi sotto zero misurati a quote intorno ai 1000-1200 metri. Quanti mai ce ne saranno a 3000 metri? E col vento chissà a quale temperatura percepita arriveremo! L’altro enorme problema sono le giornate: cortissime. Saremo al Circolo Polare Artico. Partiamo il 22 gennaio e potremo tentare la salita del Pik Pobeda a febbraio, quando le ore di luce in quei luoghi saranno al massimo cinque”.
LA SCELTA DI TAMARA — Una grande sfida anche per gli altri membri della spedizione, a cominciare da Tamara Lunger, già compagna di Simone nelle spedizioni sugli 8000. “Lei non voleva venire: temeva il freddo. Pensavo di andare e tentare la scalata da solo o al massimo con il russo Oleg Saifulin, che verrà con noi e che ho contattato perché ha già salito il Pik Pobeda d’estate. Ma poi a poco a poco, scoprendo tutto della spedizione, Tamara si è innamorata dell’idea, incuriosita di scoprire questi aspetti nuovi e ha deciso di venire. Con noi ci saranno anche Filippo Valoti Alibardi e Matteo Zanga, amico fotografo. Con le loro immagini conto di fare poi un bel film per raccontare questa esperienza. Che è soprattutto un’esplorazione, un po’ nello spirito di quelle fatte nella sua seconda carriera dal grande Walter Bonatti”. Che, guarda caso, cominciò i suoi viaggi avventurosi testandosi proprio in Siberia…

 

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