Addio a Hayden Kennedy e Inga Perkins, una tragedia indicibile per l’alpinismo

Hanno perso la vita il 27enne Hayden Kennedy e la sua fidanzata Inga Perkins. Hayden Kennedy è uno dei più forti giovani alpinisti della sua generazione.

Hanno perso la vita il 27enne alpinista statunitense Hayden Kennedy e la sua fidanzata, la fortissima climber 23enne Inga Perkins. I due stavano sciando sabato scorso a Imp Peak in Montana, USA, quando Perkins è stata travolta e ha perso la vita sotto una valanga. Tragedia dopo tragedia: Kennedy, sconvolto, si è tolto la vita il giorno dopo. Naturalmente non ci sono parole per commentare una tragedia così grande, resta solo il pianto e lo sgomento per quanto accaduto.

Figlio d’arte – il padre Michael Kennedy è un fortissimo alpinista che per lunghi anni ha diretto le riviste Climbing magazine e Alpinist – il giovane Kennedy era considerato uno dei più forti giovani alpinisti della sua generazione. Molti associano il nome di Hayden Kennedy alla schiodatura della Via del Compressore al Cerro Torre in Patagonia, effettuata insieme al canadese Jason Kruk nel gennaio del 2012. Rimuovendo in discesa oltre 100 chiodi a pressione della via di Cesare Maestri aveva dato vita ad una feroce polemica nell’intero mondo dell’alpinismo. L’acceso dibattito ha sicuramente oscurato la loro bellissima salita definita “fair means” della cresta SE del Cerro Torre dei giorni precedenti, e anche la prima libera pochi giorni più tardi della via del Compressore da parte degli austriaci David Lama e Peter Ortner. Entrambe queste salite hanno ricevuto una menzione speciale del 21° Piolet d’Or celebrato a Courmayeur nell’aprile del 2013. Ma sarebbe indubbiamente riduttivo ricordare Kennedy soltanto per questo episodio in cui credeva fortemente.

Questa polemica, che pur aveva segnato l’allora 22enne Kennedy, non gli ha impedito di continuare a vivere il suo amore per la montagna. Pochi mesi più tardi, già nel luglio del 2012, è riuscito ad aprire nel Karakorum in Pakistan una nuova via, in perfetto stile alpino, sull’inviolata parete est del K7 (6935m) insieme a Kyle Dempster e Urban Novak. Il loro successo è arrivato dopo un tentativo fallito l’anno precedente a circa 2/3 della salita. Ormai ben acclimatati, nell’agosto del 2012 Kennedy e Dempster hanno effettuato la terza salita del Baintha Brakk, meglio conosciuto come Ogre. Anche qui, per arrivare ai 7285m della cima i due sono saliti in stile alpino per una via nuova, accompagnati a lungo da Josh Wharton che però ha dovuto rinunciare alla cima per problemi fisici.

Come molti si ricorderanno, la cima dell’Ogre era stata tentata da molte spedizioni negli ultimi decenni ma in precedenza era stata raggiunta soltanto due volte, ovvero nel 1977 attraverso lo sperone Sud-Ovest e la cresta ovest con la famosa prima salita effettuata dai britannici Doug Scott e Chris Bonington, e nel 2001 da Urs Stöcker, Iwan Wolf e Thomas Huber lungo il Pilastro Sud. Per la nuova via sulla parete sud dell’Ogre Kennedy e Dempster hanno ricevuto il prestigioso Piolet d’Or del 2013, oltre alla già citata menzione speciale.

Due anni più tardi, nell’ottobre del 2015, Kennedy si è recato nell’ Himalaya indiano insieme a Urban Novak, Manu Pellissier e Marko Prezelj per effettuare la prima salita della inesplorata parete est del Cerro Kishtwar (6173 m). Come acclimatamento i quattro si sono “scaldati” con la prima salita della cresta sud del Chomochior (6278 m). Anche queste due salite sono state eseguite in perfetto stile alpino e, se ancora fosse servita una conferma del suo valore e capacità, allora questa conferma è arrivata in forma di un secondo Piolet d’Or per Kennedy nell’aprile 2016.

La perdita di due grandi amici – Justin Griffin deceduto in Nepal nel 2015 e Kyle Dempster scomparso in Pakistan nel 2016 insieme a Scott Adamson – aveva colpito molto Hayden Kennedy. Soltanto pochi settimane fa per la rivista eveningsends.com, ripensando agli amici persi in montagna, Kennedy aveva infatti scritto “Negli ultimi anni, tuttavia, ho visto troppi amici andare in montagna per poi non tornare mai più, e ho capito qualcosa di doloroso. Non sono fugaci soltanto le cime memorabili, o i passaggi chiave. Anche gli amici ed i compagni di cordata sono fugaci. Questo è la dolorosa realtà del nostro sport, e non sono sicuro su come interpretarlo. L’arrampicata è o un bellissimo regalo, oppure una maledizione.”

>> Comunicato della famiglia Kennedy sulla morte di Hayden Kennedy

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